Perché Spoon River
“Cos’è questo che sento di dolori e stanchezza, rabbia, scontento e speranze fallite? Figli e figlie degeneri, la Vita è troppo forte per voi! Ci vuole vita per amare la Vita!”.
Ed è vero, la Vita non è uno scherzo per ragazzi o per chi è troppo sensibile e delicato.
“Qualche volta la vita si trasforma in un cancro a forza di venire continuamente ammaccata…”
Quando lessi per la prima volta Spoon River anni fa mi venne subito una morsa allo stomaco.
Ascoltare le anime parlare delle proprie aspirazioni, dei propri sogni delle proprie passioni di quando erano carne, sangue e ossa e di come la Vita li ha derisi, disillusi e resi liberi da quel pensiero: “io cambierò il mondo!” O da quell’altro pensiero: “senza di me il mondo non va avanti!” Ascoltarli dicevo, mi riempie l’anima di tristezza, rabbia ma anche serenità e pace.
Penso che non si possa vedere Spoon River come qualcosa di lontano che riguarda solo l’Americuccia provinciale descritta da Edgar Lee Masters.
L’illusione che si ha da giovani di essere indispensabili e di avere il mondo nel palmo della mano, di poter realizzare grandi sogni d’amore, di carriera, di essere al centro dell’universo, di avere ancora tutto da costruire e inventare, oppure da adulti il gran lavorare per ottenere ricchezze e onori e fare in modo che i figli abbiano un bel futuro mentre tutto passa e se ne va e non va mai come avevi desiderato e sperato, sento dal profondo della mia anima che tutto questo mi tocca molto da vicino.
Che chiarezza di veduta si ha quando si vola più in alto delle montagne più alte e si può vedere quanto sia piccolo il mondo e gli uomini e i loro problemi esistenziali e quotidiani!
Tutto questo mi ha spinto a dar voce ad alcune anime di Spoon River.
“Adesso anch’io, sepolto nella terra, vedo chiaro che i rami di un albero non sono più ampi delle radici. E come potrà l’anima di un uomo, essere più ampia della vita ch’egli ha vissuto?”
Sergio Grossini