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Adattamento:
MAURO PESCIO

Con:
MAURO PESCIO

Regia:
MAURO PESCIO

Collaborazione alla regia:
GIULIA VALLI


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PROSSIME DATE:
Roma, Teatro Sala Uno
dall'1 al 7 febbraio 2008

UN AMLETO
Note di regia

Il mio percorso di avvicinamento ad Amleto ha radici lontane: era il 1995 alla scuola Paolo Grassi, allora ero nel pieno della passione per lo straniamento e Amleto era “Hamletmaschine” di Heiner Muller; poi nel 1998, ancora a scuola, allora  la passione era per la rielaborazione e quindi era “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Stoppard; poi, nel 2003, anche io appartengo al mondo delle compagnie giovanilistiche, faccio Amleto con Antonio Latella…. Ora sono passati altri quattro anni, cinque stagioni teatrali, ora sono un appassionato del minimalismo, ma Amleto in tutto questo tempo ha continuato a riempire prepotentemente le mie giornate. Poi l’essere diventato padre da pochi mesi, il mio dovere intellettuale nei confronti del mio bambino, ha risvegliato dentro di me quella motivazione che mi spingeva istintivamente verso Amleto. Don Chishotte, Alesa Karamazov, il giovane Ferdinand, protagonista di “Morte a credito” di Celine, tutti loro, con Amleto hanno plasmato e formato il mio modo di vivere, di essere come sono, di pensare come la penso. Ma Amleto ha da sempre avuto un posto privilegiato dentro di me. Leggendolo e rileggendolo una frase mi saltava sempre in testa: “……io mi chiedo perché passo le mie giornate  a dirmi questo è da farsi, quando per farlo avrei causa volontà forza e mezzi…”.
Partendo da questa frase ho cominciato il mio lavoro di riduzione.
Sapevo soltanto di non voler aggiungere nemmeno una parola a quelle di Shakespeare, migliorare Amleto, sarebbe come aggiungere qualche nota a Bach, mi suonerebbe un po’ presuntuoso. Ho scelto le scene che mi piacevano di più e che aiutassero la comprensione della vicenda. Non sapevo che stavo facendo una scelta. Me ne sono accorto solo dopo che lo avevo imparato tutto a memoria approfittando del sonno della mia compagna e del mio bambino, la mattina dalle sette alla nove…. In quell’ora così insolita per lavorare nel nostro mestiere, mentre lo dicevo a bassa voce per non disturbare quei sonni preziosi in quei primi mesi di vita, la scelta è affiorata da sola.
Il mio Amleto si batte contro se stesso, contro le proprie paure, i propri limiti. Consapevole che l’uomo, benchè non faccia ciò che vuole, è responsabile della propria vita. Quello che hanno fatto di noi, è fatto, ma non per questo possiamo permetterci di recedere dai nostri obiettivi. Si strugge nel tentativo di non cadere vittima di nessun conformismo. Perché il rischio lo corre, suo malgrado. La contemporaneità del mio Amleto sta in questo. Come è consuetudine della poetica del Gloriababbi Teatro, il gruppo di cui faccio parte, ho messo al centro me stesso come uomo, prima che come attore, presuntuosamente ho pensato di essere Amleto per mettermi in bocca le sue parole, lavorando di sottrazione, non anteponendo filtri, sovrastrutture tra me Mauro e il personaggio Amleto, dimenticando di rappresentare. Il mio tentativo è di farne uno specchio nel quale guardarsi in silenzio e vedere il riflesso di noi stessi.
Niente più di questo.
Mauro Pescio