ULTIME PRODUZIONI  I  IN ARCHIVIO   I  PRIMI SPETTACOLI  I  

Con:
FAUSTO PARAVIDINO
SIMONE GANDOLFO
ANTONIA TRUPPO

Regia:
FILIPPO DINI


Scene e costumi:
LAURA BENZI


 › TOURNEE

GENOVA 01
di Fausto Paravidino


LO SPETTACOLO SUL G8

"Genova 01" racconta ciò che avvenne a Genova al di fuori della zona rossa durante i giorni del G8.
Il teatro non può mai essere mezzo di qualcos’altro, né di un pensiero, né tanto meno di un’ideologia, può soltanto essere espressione e tramite della metafora e in essa trova la sua necessità.
Il G8 di Genova è la metafora che raccontiamo.
Non credo in un teatro ‘politico’, credo invece nella possibilità di un teatro civile, in quanto portatore di verità.
Genova rappresenta per me, per gli attori, l’autore, la scenografa, un appuntamento irrinunciabile con l’essere artisti e l’essere uomini ora, qui, in questo paese, su questo pianeta.
Portare in teatro questa storia significa ricostruire completamente in noi la necessità stessa della nostra arte oggi, creare i presupposti perché la tragedia possa trovare liberamente espressione attraverso di noi.
Per fare questo non possiamo far altro che ricercare la verità, la verità nella nostra arte e la verità nel profondo della materia che trattiamo. Una ricerca fatta su due binari, che nel nostro lavoro si fondono in un unico pensiero, ed è per questo che le menzogne di Piazza Alimonda, la repressione nelle strade, l’assalto alla Diaz, le torture di Bolzaneto offendono la nostra dignità, fanno a pezzi il nostro senso di giustizia e impoveriscono i nostri desideri.
Lo spettacolo è la mise en scene di tale ricerca: incessante, senza pietismo e senza commenti; questa ricerca ossessiva non può avere ripensamenti, non può avere punti di vista, non si fanno dibattiti sulla verità; la sua luce ti attrae fino al baratro, dietro al quale si palesa, nella sua agghiacciante semplicità. E da lì in poi (davvero come Edipo) non resta che affrontare la pena e la tortura della condanna che ci attendeva fin dalla nascita.
Rappresentare questo testo, per me è raccontare la lotta antica dell'uomo contro la dittatura, contro qualsiasi forma di dittatura, da quella perpetrata negli scontri di Genova a quella quotidiana, nascosta e apparentemente meno pericolosa dell'uomo contro se stesso. 
Credo che il G8 si possa riassumere in cinque grandi argomenti. Quasi ricalcando la struttura dei cinque atti shakespeariani, il primo racconta di come ambo gli eserciti si stanziarono nei rispettivi accampamenti e di come l'uno cantò e ballò in nome di un altro mondo diverso e possibile, portando negli occhi quella luce, quel sole che difficilmente avrebbe visto un tramonto; l'altro osservò con fredda circospezione. Quelle medesime motivazioni, quella stessa smania per la verità, che già da molto tempo ormai hanno reso possibili le imprese più straordinarie in tante parti del mondo, ebbene quei 'sogni' scintillavano ancora negli occhi di quei valorosi all'alba del secondo giorno e per noi secondo atto, ma ben presto ebbero a dover resistere, ebbero a dover chiedere coraggio a se stessi e ai loro cavalieri, che cadevano sotto i colpi della repressione. Questa giornata è la più difficile da raccontare poiché è la più densa di avvenimenti, di orari, di immagini, di paura. Questo è l'atto più propriamente raccontato, più ‘narrato’ proprio perché ci sono tanti punti di osservazione e ognuno di loro necessita una collocazione all'interno di quel caos, che troverà quiete soltanto nel fragore di quei due spari, nel silenzio di quella morte. Il giorno e atto successivo si aprono con il rancore e la paura di quelle trecentomila persone che non sono più separate in tanti gruppi come ieri, oggi sono un fiume, un enorme fiume che viene bloccato e fatto straripare. Una giornata che si avvia verso la sera con troppa lentezza, e ancora con pestaggi e violenze. Il quarto atto rappresenta ciò che non poteva essere né atteso né previsto, come la foresta in Macbeth si anima e pare prendere vita, così con lo stesso stupore e terrore credo siano stati accolti i massacratori della Diaz. Di questa notte si sa poco, abbiamo solo un video che ci fa vedere l'arrivo, ma cosa sia effettivamente successo lo sanno solo coloro che erano presenti. Certo abbiamo anche, a testimonianza della tragedia, il sangue, le fratture, le urla di quella notte. Qui la storia sembra sprofondare nella tenebra del mistero, si vede sempre meno, e anche la mente sembra non comprendere più quali siano le logiche che governano l'universo, fino a perdere completamente coscienza nel quinto e ultimo atto (i fatti di Bolzaneto) che completa questo viaggio forse catartico (?) all'interno di ciò che più c'è di oscuro e terrificante nell'animo umano, ovvero il suo istinto al predominio, alla brutalità, all'odio.
Filippo Dini